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La cremazione a Padova
Una scelta che guarda al futuro

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La cremazione

Una pratica in crescita

Negli ultimi anni è cresciuto il numero di persone che scelgono di affidarsi alla cremazione. Le ragioni alla base di questa scelta possono essere le più diverse: il desiderio di evitare il lento processo degenerativo della decomposizione o anche la paura atavica di essere "sepolti vivi". Molti poi optano per la cremazione per ragioni igieniche, per questioni economiche, o anche soltanto perché non amano il rito tradizionale dell'inumazione.
Scelta da una ristretta minoranza di persone soltanto fino a qualche decennio fa, la cremazione sta assumendo un peso crescente e viene ormai praticata in oltre il 10% dei casi, con una diffusione "a macchia di Leopardo" a livello territoriale e punte di oltre il 50% (il 60% nel caso di Milano). Anche a Padova nei mesi scorsi il numero di cremazioni ha "sfondato" la soglia del 50% e si attesta ora al 52%. Il numero complessivo è più che raddoppiato in meno di 10 anni, passando dalle 937 del 2005 alle 2111 del 2013 (1148 residenti e 963 non residenti).

Un rito antichissimo

Lasciatemi disperdere, perché niente, neppure la cenere vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare, sia l'urna portato in Sicilia e murata in qualche rozza pietra della campagna di Girgentu dove nacqui.
Questa la volontà che Luigi Pirandello aveva affidato al suo testamento. Una volontà che fu rispettata dai suoi cari, creando non poco scompiglio nel regime, che già aveva prospettato solenni funerali di Stato. Le ceneri non furono però portate in Sicilia, se non successivamente, ma vennero tumulate al cimitero del Verano.
Prima e dopo di lui, altre figure di spicco della storia della letteratura avevano fatto la stessa scelta, in quegli anni decisamente "fuori dagli schemi": fra tutti il padovano Arrigo Boito, morto a Milano nel 1918.
La cremazione è in realtà un rito antichissimo: documentata fra i greci fin da 3mila anni fa, appannaggio delle famiglie più ricche fra gli antichi romani, nell'area del Mediterraneo è progressivamente decaduta a partire dal V secolo fino a scomparire del tutto attorno all’anno Mille, mentre ha continuato ad essere praticata in Asia.
Forse non molti sanno poi che la prima cremazione dell’era Moderna è datata 1876 e avvenne a Milano, dove i professori Polli e Clericetti avevano costruito e installato nel cimitero monumentale un crematorio a gas illuminante. Nello stesso anno Paolo Gorini inventò e costruì un modello di più semplice e meno costoso, che funzionava con fascine di pioppo e ottenne un successo mondiale.
Fra i personaggi più noti del mondo della scienza e della letteratura che hanno scelto la cremazione anche Indro Montanelli, Fabrizio De André e — in tempi ancor più recenti — Rita Levi Montalcini.

Cremazione e religione

La Chiesa Cattolica oggi ammette e riconosce la cremazione, pratica che per anni ha condannato, pur continuando ad accordare la preferenza all’inumazione. Nel 1963 Papa Paolo VI, emanando una bolla su questo tema, si espresse con queste parole:
L'abbruciamento dei cadaveri, come non tocca l'anima e non impedisce all'Onnipotenza Divina di ricostruire il corpo, non è cosa contraria alla religione cristiana. (Papa Paolo VI - 5 luglio)
Il "libro delle esequie" presentato dalla Cei nel 2012 ribadisce l’apertura alla cremazione, ma precisa anche la contrarietà alla pratica della "dispersione" delle ceneri o della conservazione in casa dell'urna cineraria.
Oggi la maggior parte delle chiese evangeliche e protestanti non si dice contraria alla cremazione, espressamente vietata invece dalla religione musulmana e anche dagli ortodossi. Per buddisti e indù è invece il metodo normale di trattamento della salma.

La normativa

La legge che disciplina la cremazione è la legge n.130 del marzo 2001: fra le novità del testo, la rimozione del divieto di disperdere le ceneri in spazi aperti (con l'esclusione dei centri urbani per ovvie ragioni) o in spazi riservati all'interno dei cimiteri. Una possibilità che resta comunque soggetta a precisi vincoli. All'articolo 6 si stabilisce che
le Regioni elaborano piani regionali di coordinamento per la realizzazione dei crematori da parte dei Comuni, anche in associazione tra essi, tenendo conto della popolazione residente, dell'indice di mortalità e dei dati statistici sulla scelta crematoria da parte dei cittadini di ciascun territorio comunale prevedendo, di norma, la realizzazione di almeno un crematorio per Regione.
Il secondo comma dell'articolo 6 dispone poi che
la gestione dei crematori spetta ai Comuni, che la esercitano attraverso una delle forme previste dall'articolo 113 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali. Agli oneri connessi alla realizzazione ed alla gestione dei crematori si provvede anche con i proventi derivanti dalle tariffe di cui all'articolo 5, comma 2.
La Regione Veneto ha poi emanato una legge specifica, che disciplina le norme in materia funeraria (legge n.18 del 04/03/2010)

Libertà di scelta

Quali le modalità con cui il cittadino può esprimere la scelta della cremazione in caso di decesso? Oltre ad affidare le proprie volontà a un testamento pubblico, segreto od olografo, può aderire a una associazione riconosciuta avente tra i propri scopi statutari quello della cremazione. Si tratta delle SOCREM, società di cremazione: tra le prime e le più importanti, la Società Veneziana per la Cremazione, fondata nel 1882, che commissionò la costruzione del forno all’ingegner Spasciani-Mesmer.
Se il defunto non ha espresso alcuna volontà, la scelta spetta ai familiari fino al sesto grado (sono esclusi gli affini) e deve essere effettuata tramite sottoscrizione autenticata da pubblico ufficiale.

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